MOTORE 2T 

Perché un motore si chiama Due tempi?
La risposta potrebbe essere perché con uno non ce la facciamo e con quattro se ne sprecano due.....bando alle ciance, un motore si dice due tempi quando un giro completo dell'albero motore si effettua con due corse del pistone,
le parti in movimento si riducono infatti all'albero motore, alla biella ed al pistone.
Data la semplicità costruttiva, tutti sono portati a credere di conoscere tutto o quasi su questi motori, ma in verità sono pochi quelli che li conoscono a fondo.
Il loro funzionamento, nonché i problemi di messa a punto, sono talmente lontani dai motori a 4 tempi, che sono poche le analogie che si possono fare tra questi due mondi.

Ora andrò ad esemplificarvi alcuni concetti e spiegarne altri.
 

DIFFERENZE DA UN 4T:

   Ecco le principali differenze da un motore a 4T:

  • manca completamente il complesso della distribuzione (albero a camme, valvole, bilancieri, ecc.), che viene sostituito dalle cosiddette 'luci' o meglio feritoie ricavate sul cilindro, le quali vengono aperte/chiuse dal moto alternativo del pistone.
  • per ogni cilindro esiste un proprio carter del manovellismo (o carter pompa), che deve essere a perfettamente a tenuta e indipendente dagli altri.
  • salvo casi particolari, non esiste un impianto vero e proprio di lubrificazione, ma la stessa avviene per lavaggio e a perdere, in quanto l'olio viene immesso in/direttamente sul collettore di aspirazione e pertanto accompagna la miscela di carburante in tutte le sue fasi.
  • mentre nel motore a 4 tempi abbiamo una fase attiva ogni due giri dell'albero motore, nel 2 tempi si ha una fase attiva ogni giro ed è quindi anche per questo che presenta potenze specifiche molto più alte dei 4T.

 

CICLO TEORICO (fasi controllate dal pistone)

 

Aspirazione
   Nella corsa di salita, il pistone determina una depressione nel carter (che di solito è nell'ordine dei 0.2-0.4 bar) la quale richiama la miscela (aria/benzina) dalla 'luce' 'A' che in generale è direttamente collegata con il carburatore tramite il pacco lamellare.

Precompressione/Travaso
   Nella fase di discesa, dopo l'occlusione della luce di 'A', il pistone crea una pressione nel carter che determina il successivo travaso della miscela nel momento che si apre la luce di travaso 'T'

Compressione
   Durante la risalita, dopo la chiusura delle luci 'T' e 'S', avviene la vera compressione, che raggiunge il massimo nel punto massimo superiore o meglio, allo scoccare della scintilla sulla candela.

 

 

Espansione (fase attiva)
   A seguito dell'innesco della miscela avviene l'espansione dei gas (non lo scoppio, non è un cannone), e successiva onda di pressione che tramite l'insieme pistone/manovellismo si trasforma in moto rotatorio sull'albero motore.

Scarico
   Durante la discesa nell'istante che viene scoperta la luce di scarico 'S', termina diciamo la fase espansione ed inizia quella di scarico. Sfruttando ancora l'energia dei gas, gli stessi vengono espulsi dalla camera di combustione verso l'esterno. Che raggiungono temperature dell'ordine dei 650°, valore sensibilmente inferiore rispetto a quello che si hanno nei motori a 4T.

 

 

 

 

Considerazioni

 

   Come è possibile notare, da questa breve descrizione, rispetto ad un motore a quattro tempi, dove le fasi sono ben definite, qui abbiamo un vero accavallamento: la fase di aspirazione è contrapposta alla compressione, il travaso all'espansione ecc.
Dato che abbiamo una fase attiva per ogni giro dell'albero motore, si potrebbe dedurre di poter ricavare una potenza specifica doppia rispetto a quella ottenuta da un analogo motore con ciclo a 4 tempi.
Le cose purtroppo non sono così semplici, anzi i problemi di rendimento che pone questo motore sono notevoli, tanto da limitare considerevolmente la sua potenza utile.
Vero tallone di Achille, il famoso incrocio tra la miscela e i gas di scarico. In tale situazione, come è ovvio immaginare, una parte dei gas di scarico rimane nella camera e parte della miscela fresca (in arrivo dai travasi) fuoriesce dallo scarico.
Infatti questo problema è legato alla cosiddetta simmetria della distribuzione delle fasi di aspirazione e scarico. Come è possibile notare nell'esempio sopraesposto, la fasatura imposta dalle luci di aspirazione e scarico è per così dire uguale, l'inizio e la fine delle rispettive fasi risulta simmetrico rispetto al piano orizzontale. Non è possibile ottimizzare l'angolo di anticipo dell'inizio, senza penalizzarne la fine.
Qua infatti entrano in gioco vari fattori come: il delicato studio della espansione, alle  valvole allo scarico o i risuonatori. In modi diversi questi ultimi cercano appunto di non far perdere la carica fresca, immessa nella fase di incrocio, e ottimizzare il rendimento del motore.


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